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Sonetti di Rosario Marino
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I
Un fuoco che danza gli ultimi passi, poi sotto la cenere s'assopisce, emana l'ultimo fioco calore, poco prima di spegnersi per sempre. Ma se il servo non fosse sprovveduto, vi getterebbe della nuova legna, e se l'animo non fosse leggero, sarebbe capace di sopportare, di attendere il momento più propizio, di provar gioia per il sacrificio, di guardare oltre il prossimo tramonto. L'amore trascurato è una finzione, la bellezza mai goduta d'un fiore reciso ancora prima di sbocciare. II
Angelo che riposi sul mio letto, il sole che matura i frutti estivi ti dona vita di vento e farfalla, occhi di perla nera e d'alabastro. Sorridi di luna e di dolce miele, dormi i profumi dei campi fioriti, e tra le tue braccia, rami di fico, l'animo mio s'inebria del tuo vino. Le mie mani percorrono i tuoi colli, fertili come terra del Giordano, morbide discese d'alpi innevate. Così questo talamo si fa tempio, rifugio e cornice dell'arte antica di Dio, che genera un nuovo respiro. III
Stasera hai il profumo della vita, ed il sorriso del sole d'estate, e bevendoti con gli occhi m'inebrio, come di vino bianco resinato, durante le dolci notti di Atene. Dentro di me occupi tanto spazio, il mio vuoto dentro è come un vestito, un sarto esperto te lo cucì addosso, e tu, nuda, l'hai voluto indossare, con tutti i suoi colori e le sue macchie. E tessuto ora di morbida seta, ora di iuta ruvida e pesante, con grazia di farfalla e portamento regale, ugualmente indossi. E sorridi. IV
Petalo di rosa nera mi sfiori e riflessi di luna e di tristezza sulle tue forme liquide e rotonde come suono legnoso di clarino, si fanno immagine del tuo segreto, dolore d'un antico addio struggente, che talvolta riappare all'improvviso, e spegne il tuo sguardo languido e bruno. E sul viso un sorriso di mestizia spacca le labbra vermiglie e montuose. E di questa notte mi faccio sole, mosso da quell'impulso che ci rende un po' pił simili agli angeli. Taci. In noi la pace non grida: sussurra. V
Sei come le donne di Curitiba, freschezza di rugiada mattutina e leggerezza di orchidea e di seta, con l'anima trasparente e ventosa al sorgere del sole mattutino quando spacchi gli angoli della bocca nel tuo primo sorriso quotidiano, che sa di nettare e di mare aperto. Questa notte voglio scrivere versi, dopo averti amata ancora una volta come solo le nostre mani sanno, e cantarti, mentre posi delicata farfalla ubriaca della mia passione, e respiri il fiato d'un dolce sonno. VI
Mi parli e non mi parli, ma t'ascolto. M'insegni il profumo dei tuoi pensieri, e del tuo spirito mi canti il ritmo, con le tue parole dette e non dette. E nell'anima hai fragranza di pane, soavità della rosa senza spine, e fervore del bambino curioso. Che importa dunque del tempo che fugge? Non angustiarti del tuo dolce viso e del corpo di perla ed alabastro che gli anni lentamente sciuperanno. ma abbi per l'anima cura migliore che sia sempre dolce vino novello ed acqua fresca di sorgente alpina. VII
A sera dopo il tramonto m'inebrio avido della tua bocca sincera. Tu conservi per me i baci più belli, caldi, che sanno di menta e di miele. Intorno a noi tutto tace e scompare, solo il rumore delle nostre labbra, così come quando cantano i grilli, ma non rompono il silenzio di notte. Ed io ti amo così, senza motivo, come si amano le semplici cose, come se fossi stata mia da sempre. Ti amo perchè sei come una farfalla, che ha scelto il mio cuore senza volerlo, perchè ti ho trovata senza cercarti. VIII
Tu sei come un fiore nella foresta: la tua anima profuma di bellezza, ma la tua dolce fragranza è un tesoro, che tu dolce guardiana custodisci. Il tuo sorriso è una candida rosa, un bocciolo che apre i petali al sole. Si sgrana, e le tue labbra si spaccano, e la tua bocca si fa bianca luna. Sei la mia fame ed insieme il mio cibo, la gioia e la tristezza dell'assenza: la musica è fatta anche di silenzio. Sei la mia sete e di te mi disseto, ti lascio per iniziare a cercarti, e poi trovarti: eppure sei mia sempre. IX
Fiore di pesco il tuo dolce profumo avvolge l'aria come un caldo abbraccio, il tuo gusto sa di vita e di sole, il tuo sorriso di perla e di luna. Acqua sarò per te, acqua che bagna i tuoi verdi campi, le tue colline, ed il sole che ravviva i colori dei tuoi morbidi petali arancioni. Le mie parole saranno una mano, che accarezza l'anima di cristallo, che il tuo petto custodisce geloso. La mia voce sarà come la brezza leggera d'estate che ti sostiene, mentre tu, farfalla, spicchi il tuo volo X
Per il tuo cuore, per lui solo scrissi promesse incise sulla dura roccia. Per i tuoi occhi, soltanto per loro, ho costruito meraviglie di luce. Per noi non ci sono giorni nè tempo, come gli ulivi non hanno mai fine. Tu sei la sorgente d'ogni mio gesto, lavi il mio spirito con acqua nuova. E se i tramonti tingono di rosso le nubi in cielo dietro le colline, e la luce lascia il posto alla notte, questo è solo il preludio di un'altra alba, e come il giorno anch'io muoio e rinasco, della vita nuova che tu mi doni. XI - Brasile
C'è una luna strana sopra Campinas. Al tramonto le rondini smettono di tracciare linee disordinate nel cielo vermiglio... e poi la notte. Qui da Nord a Sud respirano i venti profumati di Samba e di sorrisi, e viaggiano fino ad accarezzare i fianchi alle donne di Curitiba. Qui dopo l'ultimo canto, dal cielo cadono gli angeli e le loro cetre, e s'infrangono sulla terra rossa, povera di storie da raccontare, e generosa come i fianchi di Opi, e come gli occhi di chi la calpesta. |